Finalmente. Cosa? Si parte. Per dove? Pel nord. Quanto nord? Laddove il mare ghiaccia d’inverno credo.

La ricerca acustica si spinge oltre ogni limite e si infila proprio in quel tubo che vedete in foto.
Un tubo così stretto che la fisarmonica dovrà essere smontata.
Così stretto che l’unico modo per entrare è stendersi con gli arti stretti al corpo ed essere “infornati”.
Al di là del tubo si cela un altro mondo.
Che non conosco ma che voglio conoscere.
Nel quale non ho mai suonato ma ci vado apposta per farlo.
E cosa succederà? Non lo so.
Un nuovo strabiliante-onirico-metafisico album? Può essere.
O può non essere.
Contemplo la bellezza dell’ignoto e la sfida di non aver la minima idea di cosa suonare.
In un posto dove una nota emessa con forza resta nell’aria per quasi un minuto.

Un’unica foto, piuttosto inquetante, per raccontare l’ingresso.
Il “dentro” lo racconterò poi. Quando uscirà un nuovo lavoro, se uscirà.

E quindi? E quindi fra poco si parte, a bordo di un inquinantissimo aereo e poi a percorrere circa 3 ore di niente, con un’auto noleggiata guidata coi sudori freddi per non graffiarla.

La mia estate finisce così, il mio autunno inizia colà. Con un’avventura che mi agita da impazzire, con un luogo totalmente buio dove il suono non avrà fine e dove suonerò col mio passato dovendo pensare al futuro, posando le dita sul presente, insaccato in una tuta in polipropilene e stivali.

Non vedo l’ora di raccontarvi di più, che vi interessi o no. E questa per me è la chiave: lo faccio per me, poi si vedrà.

 

 

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